Pakistan, agosto 2007 – Le Università della Jihad
costituiscono uno dei miei obiettivi. Intendo individuare e raggiungere la
Darul Uloom Haqqania Madrasa e l’Università di Dawa al-Jihad. Tra gli autori
che mi influenzarono maggiormente, infatti, ci fu Tiziano Terzani. Appresi dell’esistenza
degli istituti dal suo libro "Asia". Mi accordo quindi con un tassista per essere
condotto ai due siti. Partiamo da Islamabad la mattina presto. Ci dirigiamo
verso la North-West Frontier Province (oggi denominata Khyber Pakhtunkhwa).
Lasciata la capitale, attraversiamo numerosi villaggi abitati, popolati da
povera gente, che vende le proprie mercanzie ai bordi della via.
Il percorso, quindi, giunge fino al confine della provincia. La strada è agevole. A un tratto, un lungo ponte
attraversa il fiume Indo, uno dei grandi fiumi dell’Asia. Il suo corso è
dirompente. Le acque marroni trasportano fango. A volte, la natura si esprime in
modo violento. La corrente furiosa e travolgente dell’Indo mostra tutta la
forza della natura. Spesso, si deve chiaramente riuscire ad interagire con la
natura stessa. Non mi ricordo, in Europa, fiumi così impetuosi come l’Indo.
Il nostro percorso continua fino ad Akora Khattak, dove l’autista
si ferma e mi indica un insieme di immobili bianchi. <<Questa è la
madrasa che cercavi>>. Siamo arrivati. La scuola islamica della Darul
Uloom Haqqania è uno degli storici istituti dell’Islam in Pakistan. Entriamo
con la macchina e parcheggiamo. La torre del minareto domina il complesso. Una grande
parte è destinata ad alloggiare gli studenti. Si sente narrare spesso che la
madrasa era rivolta ad addestrare i mujahiddin islamici durante l’invasione
sovietica in Afghanistan. L’intelligence statunitense, infatti, armava e
reclutava i combattenti per il fronte afgano in questa zona del Pakistan, tra i
Talebani. Il loro stesso leader, il Mullah Omar, aveva studiato all’Haqqania.


Gli inservienti ci vengono incontro. Sono vestiti con lunghe
tuniche, bianche o azzurre. Mi accolgono con benevolenza. Vedo alcune stanze. In
una segreteria, c’è anche un computer, che probabilmente dispone persino di un
allacciamento a internet. Ci riuniamo in una piccola sala, sedendoci sul pavimento. Mi offrono un tè. Preparo la videocamera e inizio ad
intervistare il responsabile della struttura. Ho filmato e fotografato anche l’esterno.
Pariamo della guerra in Afghanistan. Sono ovviamente interessato alla ricerca
di Osama bin Laden. Faccio una domanda precisa in merito alla possibilità che l’attentatore
delle Torri Gemelle si possa nascondere nell’area. Ottengo una risposta vaga, riferita
al fatto che persino un suo eventuale nascondiglio nella zona sarebbe
immediatamente bombardato dagli americani.




Usciamo. Un giovane con la lunga barba si affaccia ad un
balcone del dormitorio. Scatto ancora delle foto. Poi, riprendiamo la macchina,
ma fermo subito il tassista per filmare ancora dall’esterno l’Università. Sono
riprese rarissime. I Talebani, che abitano nella zona, passeggiano lungo la
via. Due di loro mi passano a fianco. Li inquadro molto bene con la telecamera.
Ripartiamo. Il prossimo target, l’Università di Dawa al-Jihad, è più difficile
da raggiungere. Anche l’autista non ne conosce bene la posizione e deve
chiedere informazioni. Ci addentriamo nel campo profughi di Jalozia. Gli afgani
fuggiti dalla guerra si sono infatti riversati spesso negli Stati adiacenti. Casupole
di legno e paglia ospitano una popolazione indigente. Filmo tutto. La stradina
si inoltra nell’accampamento.



A un certo punto, un muro di cinta si erge ai margini della
via. Al suo interno, si vede un caseggiato. L’Università di Dawa al-Jiahd,
ovvero del Richiamo alla Lotta, è questa. Fu fondata da Abdul Rasul Sayyaf, uno
dei Signori della Guerra in Afghanistan. Fermiamo la macchina. Proviamo a
bussare. Tre giovani ci aprono la porta. Entriamo. L’immobile è posto in mezzo
ad un’ampia corte. Il perimetro è interamente delimitato dal muro. Compro una
coca-cola da uno dei ragazzi e fumo una sigaretta. Ottengo conferma che l’istituto
è effettivamente l’Università, che formò migliaia di paramilitari e
guerriglieri durante l’invasione sovietica. I giovani imparavano ad usare i
kalashnikov e gli ordigni. Tra gli insegnanti di ingegneria, vi fu anche l’ideatore
(“mastermind”) degli attentati alle Torri Gemelle, Khalid Sheikh Mohammed.



Filmo e fotografo gli interni e gli esterni. Il nostro
percorso di ritorno attraverso Jalozia viene interrotto da un uomo vestito con
una tunica azzurra. Il tassista mi spiega che è un poliziotto. Devo scendere dalla
macchina. Mi siedo su una panchina di legno. Consegno il passaporto e i
sedicenti agenti mi fanno attendere un po’ di tempo, durante il quale
controllano i documenti. In questa zona e soprattutto dal campo profughi,
potrebbe essere passato Osama bin Laden. Possiamo ripartire. Riprendiamo la
strada verso Peshawar.
20.02.2026
Alessandro Ceresa