Intendiamoci: posizionare la società controllante in Olanda, come NV, è senza ombra di dubbio un comportamento elusivo, volto a sottrarre imponibile fiscale in Italia. Mediaset si conferma così un'azienda delinquente, come si dice nella dottrina societaria, ovvero un'azienda che adotta comportamenti fraudolenti ai danni dell'Erario e degli enti pubblici, al fine di arricchirsi, grazie ai mancati pagamenti di imposte e contributi. Mfe - Mediaforeurope NV, divenuta la controllante quotata del gruppo Fininvest, altro non è se non questo. L'intera attività, dalla programmazione alla raccolta di pubblicità, fino agli studi televisivi, è infatti basata stabilmente in Italia, dove dovrebbero essere pagate tutte le relative imposte, di controllate, controllanti, collegate e società contigue. Tanti cavilli in materia di esterovestizione non servono. L'elusione è ovvia, lampante.
Alessandro Ceresa
PSICOCHIRURGIA
PSICOCHIRURGIA
PER I CAMBIAMENTI
POSITIVI DELLA MENTE
Trattato Teorico-Pratico
sulla Riconfigurazione Affettiva e Cognitiva mediante Input
Positivi Diretti
INTRODUZIONE E DEFINIZIONE DEL
PARADIGMA
La
sofferenza psicologica e le rigidità nevrotiche sono storicamente considerate
come strutture complesse da sciogliere attraverso un lavoro analitico profondo,
prolungato e spesso doloroso. L'ipotesi centrale di questo trattato si discosta
da tale approccio tradizionale per introdurre il concetto e la prassi della Psicochirurgia
(intesa qui non come atto medico-neurochirurgico o ablativo, bensì come intervento
psichico di precisione).
La
Psicochirurgia è la disciplina teorico-pratica che applica vettori di input
positivi ad alta intensità e frequenza mirata al fine di incidere,
sezionare e riconfigurare i pattern cognitivo-emotivi disfunzionali. Essa parte
dal presupposto che la mente umana possieda una "materia plastica" e
ricettiva capaci di reagire a stimoli diretti con la stessa immediatezza con
cui un tessuto biologico risponde a un atto chirurgico.
L'obiettivo
fondamentale della Psicochirurgia non è semplicemente la neutralizzazione del
sintomo o la rimozione del trauma, ma l'innestamento attivo di strutture di
pensiero e di senso orientate all'evoluzione, alla resilienza e al
potenziamento dell'individuo.
CAPITOLO I: FONDAMENTI TEORICI ED
EPISTEMOLOGICI
Sebbene la Psicochirurgia si configuri come un modello innovativo, essa affonda le sue radici epistemologiche e trova corrispondenze concettuali in diversi costrutti già afferenti al panorama della psicologia scientifica e della psicoterapia.
1. Il Modello Broaden-and-Build e
la Psicologia Positiva
I
fondamenti emotivi della Psicochirurgia richiamano direttamente la Broaden-and-Build
Theory di Barbara Fredrickson. Secondo tale teoria, le emozioni positive
non sono semplici sotto-prodotti del benessere, ma stati funzionali che ampliano
(broaden) il repertorio di pensiero-azione dell'individuo e costruiscono
(build) risorse fisiche, intellettuali e sociali durature. La
Psicochirurgia utilizza l'input positivo non come palliativo, ma come uno
strumento "affilato" capace di spezzare il restringimento cognitivo
tipico degli stati ansiosi e depressivi.
2. La Ristrutturazione Cognitiva
e il Costruttivismo
In
ambito cognitivo-comportamentale (CBT), sviluppato da Aaron Beck e Albert
Ellis, la sofferenza deriva da distorsioni cognitive e credenze irrazionali. La
Psicochirurgia mutua dalla CBT il principio della modificabilità dei pensieri
automatici, ma ne accelera la dinamica: anziché limitarsi alla contestazione
logica del pensiero negativo, la Psicochirurgia applica un'incisione emotiva
diretta, sostituendo lo schema limite con uno stimolo positivo a forte
impatto simbolico e valoriale.
3. La Neuroplasticità e
l'Apprendimento
Sul
piano neuroscientifico, il fondamento teorico risiede nella legge di Hebb ("i
neuroni che scaricano insieme si legano insieme"). La Psicochirurgia
sfrutta la neuroplasticità cerebrale: somministrando input positivi calibrati e
ad alta densità informativa, si favorisce la sinaptogenesi di circuiti
orientati alla risoluzione dei problemi, atrofizzando progressivamente le vie
neurali legate all'iperattivazione dell'amigdala e alle risposte di
attacco/fuga.
4. L'Ipnosi Ericksoniana e la
Riprogrammazione Neulinguistica
L'uso
dell'input positivo focalizzato trova una convergenza con l'approccio di Milton
Erickson. L'uso di metafore, suggestioni indirette e ristrutturazioni
semantiche permette di superare le resistenze dell'Io cosciente per
"operare" direttamente a livello dei processi impliciti ed emotivi
della mente.
CAPITOLO II: METODOLOGIA
DELL'INTERVENTO PSICOCHIRURGICO
L'atto
psicochirurgico si articola in quattro fasi sequenziali, concepite per
garantire la massima efficacia dell'input positivo e ridurre al minimo le
resistenze difensive del soggetto.
|
Fase |
Denominazione |
Azione
Principale |
Obiettivo
Psichico |
|
1 |
Anamnesi
e Mappatura |
Identificazione
dei nodi di rigidità e dei "tessuti" lesi. |
Localizzare
la distorsione o il blocco emotivo. |
|
2 |
Incisione
e Isolamento |
Disattivazione
temporanea delle difese egoiche e dei loop rimuginativi. |
Creare
uno spazio mentale ricettivo e privo di rumore. |
|
3 |
Inoculazione
dell'Input |
Somministrazione
di input positivi ad alta intensità. |
Innestare
il nuovo pattern cognitivo/affettivo. |
|
4 |
Sutura
e Riconfigurazione |
Integrazione
dell'input positivo nella vita quotidiana. |
Consolidare
la neuroplasticità e il nuovo schema. |
Dettaglio delle Fasi
1.
Mappatura del "Tessuto"
Psichico: Si individuano con precisione i pattern di pensiero
disfunzionali (es. "non sono all'altezza", "il futuro è una
minaccia"). Questa fase individua la sede esatta su cui operare.
2.
Incisione e Isolamento del Loop
Negativo: Attraverso tecniche di focalizzazione e mindfulness, il
soggetto impara a disidentificarsi dal pensiero automatico. Il problema viene
isolato come un elemento esterno al sé reale.
3.
Inoculazione dell'Input Positivo
Mirato: Si somministra lo stimolo psicochirurgico. Tale input può
assumere la forma di:
○
Riquadramenti di senso ad alto
valore emozionale;
○
Ancoraggi di esperienze di
efficacia e padronanza;
○
Visualizzazioni guidate ad alta
densità simbolica.
4.
Sutura e Integrazione:
Il soggetto viene guidato nell'applicazione pratica del nuovo schema positivo
all'interno del proprio ambiente di vita, consolidando la ristrutturazione
attraverso la ripetizione e la verifica empirica.
CAPITOLO III: TIPOLOGIA DEGLI
INPUT POSITIVI E APPLICAZIONI CLINICHE
Non
tutti gli input positivi possiedono la stessa efficacia "chirurgica".
Un input generico (come il semplice "pensiero positivo" o le
affermazioni superficiali) risulta inefficace contro nodi nevrotici
strutturati. La Psicochirurgia distingue gli input in base alla loro qualità
vettoriale e alla loro profondità di penetrazione:
I
Tre Livelli di Input Psicochirurgico:
1.
Input di Struttura (Cognitivo):
Riquadra la logica della situazione problematica, trasformando il limite in
opportunità di apprendimento.
2.
Input di Valore (Esitenziale):
Sblocca la percezione del Sé, restituendo dignità, autoefficacia e scopo
personale.
3.
Input di Risonanza
(Emotivo-Somatico): Evoca stati corporei ed emotivi di sicurezza, calma e forza
interiorizzata.
Indicatori di Risposta e Ambiti
di Applicazione
La
Psicochirurgia trova applicazione in molteplici quadri di disagio psicologico:
●
Stati d'Ansia e Fobie Specifiche:
L'input positivo opera interrompendo la cascata catastrofica, inserendo uno
stimolo di sicurezza istantanea che disinnesca l'iperattivazione autonomica.
●
Depressione Lieve e Dysthymia:
Agisce contrastando la triade cognitiva negativa (vista negativa di sé, del
mondo e del futuro) attraverso l'immissione graduale di dosi calibrate di
significato e speranza attiva.
●
Blocchi Evolutivi e Bassa
Autostima: Recide i condizionamenti legati a fallimenti passati,
sovrascrivendoli con esperienze di riuscita e focalizzazione sulle risorse
residue.
CAPITOLO IV: CONSIDERAZIONI
ETICHE E PROSPETTIVE FUTURE
Ogni
strumento di grande impatto sulla mente umana richiede un rigoroso perimetro
etico. La Psicochirurgia, agendo in modo direttivo e mirato sulla struttura di
pensiero dell'individuo, deve sempre rispettare l'autonomia e l'autenticità
della persona.
Principi Guida per la Prassi:
●
Rispetto dell'Ecologia
Individuale: L'input positivo non deve negare la realtà o imporre una
visione irrealistica della vita, ma deve basarsi sulle reali potenzialità
inespresse del soggetto.
●
Autonomia del Paziente:
L'obiettivo finale dell'intervento è rendere l'individuo "chirurgo di se
stesso", fornendogli gli strumenti per identificare e sostituire in
autonomia i pattern negativi futuri.
●
Integrazione Scientificamente
Fondata: La Psicochirurgia non si pone in contrapposizione con le
psicoterapie consolidate, ma si propone come un'evoluzione metodologica
focalizzata sull'efficacia immediata e sul potenziamento delle risorse residue.
CONCLUSIONE
La
Psicochirurgia per i cambiamenti positivi della mente si proietta come
una prospettiva affascinante e feconda nell'ambito della salute mentale e del
benessere psicologico. Spostando il baricentro dell'intervento clinico dalla
mera analisi del danno alla ricostruzione attiva e precisa del benessere, essa
dimostra che la mente umana possiede una capacità straordinaria di
autoripulirsi e rigenerarsi se sollecitata con gli strumenti giusti.
Attraverso
l'uso sapiente e metodico degli input positivi, la Psicochirurgia trasforma la
sofferenza da stato permanente a condizione superabile, confermando che la
mente, al pari di ogni altra struttura vitale, è intrinsecamente orientata
verso la guarigione, la crescita e la realizzazione di sé.
La convergenza di interessi che nominò Berlusconi
Vi fu una convergenza di interessi che permise a Berlusconi di diventare premier durante un ventennio di carriera politica, una commistione di interessenze che compresero servizi deviati, P2 e residui della loggia, politici condannati dalle inchieste di Mani Pulite, mafia. Il magnate delle televisioni, detentore di un gran fetta del quarto potere, fu l'unico premier italiano che ottenne una condanna definitiva, fino al punto in cui oggi molti lo ritengono un pregiudicato, ma collezionò una serie innumerevole di violazioni di leggi, nell'ambito di una vera e propria "carriera criminale". Berlusconi dedicò gran parte della propria politica agli interessi personali e soprattutto alle innovazioni legislative che gli permisero di evitare condanne addizionali. I servizi deviati, le lobby e la mafia, allo stesso tempo, ebbero lo spazio per coltivare in maniera più estesa i propri interessi.
Tratti della loggia P2
La Loggia Propaganda 2 (P2)
è stata una loggia massonica coperta, appartenente al Grande Oriente d'Italia
(GOI), trasformata sotto la guida del "Maestro Venerabile" Licio
Gelli in un vero e proprio centro di potere occulto volta all'ingerenza
nelle istituzioni della Repubblica Italiana.
Storia e Scoperte (1966-1981)
Nata nell'Ottocento come loggia
riservata per tutelare la privacy degli affiliati, la P2 venne progressivamente
"segretata" negli anni '70 da Licio Gelli. Tra gli scopi principali
figurava l'attuazione del "Piano di Rinascita Democratica", un
progetto di condizionamento politico, mediatico ed economico dello Stato in
chiave autoritaria e anti-comunista.
La svolta avvenne il 17 marzo
1981: durante una perquisizione ordinata dai giudici milanesi Gherardo
Colombo e Giuliano Turone nella villa di Gelli ad Arezzo e nella fabbrica Giole
di Castiglion Fibocchi, venne rinvenuto l'elenco di 962 affiliati. La
scoperta provocò uno scandalo travolgente che portò alla caduta del governo
Forlani nel maggio 1981. Con la legge n. 17 del 25 gennaio 1982 (nota come legge
Anselmi), le associazioni segrete vennero ufficialmente proibite e la P2 fu
sciolta.
Esponenti più Noti
L'elenco dei 962 nomi comprendeva
figure di primissimo piano dei vertici dello Stato, delle forze armate e della
società civile:
- Politici e Istituzioni: Silvio Berlusconi
(allora imprenditore edile e televisivo), Maurizio Costanzo (giornalista),
conduttori e vertici RAI.
- Militari e Servizi Segreti: I vertici di
tutti i servizi segreti italiani dell'epoca (SISMI e SISDE), tra cui il
generale Giuseppe Santovito e l'ammiraglio Giovanni Torrisi (Capo di Stato
Maggiore della Difesa).
- Finanza ed Economia: Roberto Calvi
(presidente del Banco Ambrosiano) e Michele Sindona (finanziere legato a
Cosa Nostra e allo IOR), oltre a numerosi dirigenti di banche pubbliche e
private.
- Magistratura e Forze dell'Ordine: Alti
magistrati, ufficiali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza.
Condanne e Vicende Giudiziarie
Contrariamente a quanto spesso si
pensa, la semplice appartenenza alla P2 non portò a condanne penali dirette per
"associazione eversiva", in quanto l'inchiesta giudiziaria principale
si concluse con l'assoluzione per quel reato specifico. Tuttavia, le indagini
sugli attentati e sui crac finanziari collegati alla loggia portarono a pesanti
condanne definitive:
|
Imputato / Ambito |
Reato / Inchiesta |
Condanna / Esito |
|
Licio Gelli |
Depistaggio delle indagini
sulla Strage di Bologna (1980) |
Condannato in via definitiva a 10
anni |
|
Licio Gelli |
Bancarotta fraudolenta per il Crac
del Banco Ambrosiano |
Condannato in via definitiva a 12
anni |
|
Pietro Musumeci e Giuseppe
Belmonte (SISMI) |
Depistaggio della Strage di
Bologna per conto della P2 |
Condannati rispettivamente a 8
anni e 5 mesi e 5 anni e 11 mesi |
|
Roberto Calvi |
Reati finanziari e bancarotta
(Banco Ambrosiano) |
Trovato impiccato a Londra nel
1982 sotto il ponte dei Frati Neri (omicidio rimasto senza colpevoli) |
|
Michele Sindona |
Omicidio dell'avvocato Giorgio
Ambrosoli |
Condannato all'ergastolo (morto
in carcere nel 1986 per avvelenamento da cianuro) |
In sede parlamentare, la
Commissione d'inchiesta presieduta da Tina Anselmi definì la P2 come
un'«organizzazione eversiva e una vera e propria minaccia per la vita
democratica del Paese».
Il Memoriale di Aldo Moro: un esame
L’esame
del Memoriale di Aldo Moro porta ad una conclusione metodologicamente corretta:
sulle stragi il documento è esplicito e molto accusatorio; sulla P2, invece,
non offre un giudizio espresso, ma solo un contesto di critica generale ai
poteri occulti e ai meccanismi segreti del sistema politico-istituzionale.
Dall’esame
del testo allegato emerge che Aldo Moro formula giudizi molto netti su Giulio
Andreotti, sulla strategia della tensione e su Francesco Cossiga;
invece, con riferimento specifico a Loggia P2 e Gladio, nel testo
non compare una trattazione esplicita e nominativa. Per correttezza
filologica, quindi, occorre distinguere tra:
●
opinioni espresse in modo diretto e nominativo;
●
allusioni o ricostruzioni indirette;
●
temi non espressamente trattati nel documento-
1. Giulio Andreotti
Su
Giulio Andreotti il giudizio di Moro è tra i più duri dell’intero
memoriale. Il testo lo descrive come uomo politico dotato di grande abilità
tattica, ma privo di autentico spessore umano e morale. Moro gli attribuisce
una linea di condotta fredda, calcolatrice, ambigua e legata a rapporti opachi
con ambienti finanziari e di potere.
I
principali nuclei del giudizio sono questi:
●
freddezza e cinismo politico: Moro lo descrive come il principale
regista della “linea dura” durante il sequestro, insistendo sulla sua
indifferenza verso la vita umana e verso la sorte della famiglia Moro;
●
abilità manovriera: ne riconosce la capacità di muoversi nel sistema di
potere, di controllare equilibri e uomini, ma in termini fortemente critici,
come espressione di trasformismo e di gestione spregiudicata del potere;
●
rapporti con Sindona e Barone: Moro richiama più volte l’amicizia di
Andreotti con Michele Sindona e con Barone, richiamando episodi ritenuti
sintomatici di intrecci fra politica, finanza e nomine bancarie;
●
ruolo nei servizi e nei rapporti internazionali: lo presenta come
figura con forti legami con ambienti americani e con una lunga influenza sui
servizi, tale da renderlo centrale in molte vicende opache del periodo.
In
sintesi, nelle memorie allegate, Andreotti è rappresentato da Moro come il
simbolo di un potere opaco, spregiudicato e moralmente impoverito, più
interessato alla tenuta del sistema che alla verità o alla persona.
2. Le stragi e
Piazza Fontana
Questo
è uno dei punti su cui il testo è più rilevante. Moro collega più volte Piazza
Fontana e le altre stragi alla cosiddetta “strategia della tensione”,
che egli considera un disegno politico volto a destabilizzare il Paese per
ricondurlo a un assetto più conservatore e autoritario.
Moro
afferma di non avere mai creduto alla pista anarchica e di avere invece
ritenuto, già allora, che i fatti di Piazza Fontana avessero “chiara matrice
di destra”. Secondo il testo, lo scopo era:
●
diffondere terrore indiscriminato;
●
bloccare gli sviluppi politici successivi al 1968 e all’“autunno
caldo”;
●
riportare il Paese verso una gestione moderata del potere.
Questa
è una delle affermazioni più nette del memoriale: Moro lega dunque le stragi
non a episodi isolati, ma a un progetto politico di regressione democratica.
Moro
ricorda di aver appreso la notizia di Piazza Fontana mentre si trovava a
Parigi e di aver immediatamente percepito la gravità eccezionale dell’evento.
Afferma poi che le prime informazioni che gli vennero trasmesse, orientate
verso la “pista rossa” o anarchica, non lo convinsero affatto; precisa anzi di
avere ritenuto sin dall’inizio che l’ipotesi plausibile fosse quella della matrice
nera.
Nel
documento egli sottolinea inoltre:
●
l’esistenza di depistaggi e di costruzioni investigative non
persuasive;
●
il sospetto di connivenze o indulgenze di apparati dello Stato;
●
il possibile coinvolgimento o favoreggiamento di servizi italiani e
stranieri.
Moro
non formula una accusa giudiziaria definitiva, ma parla in termini molto
pesanti di:
●
connivenze e indulgenze di
organi dello Stato;
●
forte sospetto verso alcuni settori del SID;
●
infiltrazione di elementi di destra e neofascisti negli apparati
informativi;
●
possibile ruolo di servizi o interessi esteri accanto a quelli
italiani.
Per
Moro, dunque, la stagione delle stragi non fu solo frutto dell’estremismo nero,
ma anche di un contesto di coperture, tolleranze, manipolazioni e possibili
interferenze internazionali.
La
conclusione che emerge dal memoriale è molto chiara: le stragi fanno parte di
una strategia della tensione concepita per produrre paura collettiva,
frenare l’evoluzione democratica e favorire una restaurazione dell’ordine in
senso conservatore. Moro riconosce che tale strategia non raggiunse pienamente
i suoi obiettivi, ma la considera un periodo di autentica e altissima
pericolosità per la democrazia italiana.
3. La Loggia P2
Su
questo punto occorre la massima precisione: nel testo allegato non compare
una trattazione esplicita della “Loggia P2” né un giudizio nominativo diretto
su di essa.
Questo
significa che, limitandosi rigorosamente al documento allegato, non si può
attribuire ad Aldo Moro una opinione espressa in forma diretta sulla P2.
Tuttavia,
nel memoriale compaiono diversi elementi che, sul piano del contenuto politico
generale, risultano compatibili con una critica ai circuiti occulti di
potere, e cioè:
●
la denuncia di intrecci fra politica, finanza, apparati e servizi;
●
il riferimento a centri di potere e diramazioni segrete connessi
ai ministeri della Difesa e dell’Interno;
●
il sospetto di collegamenti opachi tra apparati dello Stato, ambienti
eversivi e influenze estere;
●
la critica a un sistema di potere fondato su opacità, clientele,
coperture e gestione riservata delle informazioni.
Ma
questi passaggi, per quanto politicamente rilevanti, non autorizzano a dire
che Moro nel testo allegato esprima una opinione specifica sulla P2. La
formula corretta è quindi:
●
nessuna opinione espressa in modo nominativo sulla P2 nel documento;
●
presenza di una critica generale ai poteri occulti e ai meccanismi
segreti dello Stato e del sottopotere.
4. Gladio
Anche
qui il dato testuale è netto: nel memoriale allegato non compare il termine
“Gladio” e non vi è una trattazione esplicita dell’organizzazione con questo
nome.
Vi
sono però riflessioni su temi vicini, soprattutto quando Moro discute:
●
la NATO e l’eventuale evoluzione verso attività di controguerriglia;
●
forme di collaborazione intereuropea in materia di
antiguerriglia;
●
la presenza americana e tedesca nei settori dell’intelligence e della
sicurezza;
●
strutture riservate o specializzate che potrebbero trovarsi “di là del
confine”.
Anche
in questo caso, però, il metodo corretto impone di non sovrapporre queste
considerazioni al tema Gladio in modo automatico. Dal solo testo allegato si
può dire che:
●
Moro riflette su apparati di sicurezza, cooperazione antiterrorismo
e intelligence atlantica;
●
non esprime però una opinione esplicita e nominativa su Gladio.
5. Francesco
Cossiga
Su
Francesco Cossiga il giudizio di Moro è critico ma più articolato di
quello formulato verso Andreotti. Moro ne riconosce intelligenza, cultura,
vivacità e capacità politica, ma ritiene che, nella vicenda del sequestro,
Cossiga abbia assunto una posizione non autonoma e profondamente sbagliata.
I
punti principali sono:
●
Cossiga è descritto come uomo politicamente brillante, riformatore
coraggioso, con forte peso nel partito e nelle istituzioni;
●
Moro ritiene però che, nella sua gestione del sequestro, egli sia
apparso “fuori posto”, quasi “ipnotizzato”, cioè incapace di
esprimere una propria linea davvero meditata;
●
secondo Moro, Cossiga avrebbe subito soprattutto una suggestione
politica proveniente da Berlinguer, e in misura anche da Andreotti,
aderendo così alla linea dura più per pressione che per autentica convinzione;
●
Moro gli rimprovera inoltre, in altre lettere, una triplice
responsabilità: protezione insufficiente, rifiuto della trattativa
e politica repressiva inconcludente che avrebbe aggravato la situazione.
Il
giudizio finale, quindi, non è quello di un semplice avversario: Moro considera
Cossiga una figura di valore, ma nella prova decisiva lo ritiene condizionato,
non autonomo e responsabile di una scelta sbagliata e destinata a pesargli a
lungo.
Implicazioni
pratiche
Ai
fini di una ricostruzione storica rigorosa del solo documento allegato, deve
risultare quanto segue:
|
Tema |
Esito
dell’analisi del testo |
|
Giulio
Andreotti |
Giudizio
diretto, molto duro, esplicitamente formulato |
|
Stragi
/ Piazza Fontana |
Tema
ampiamente trattato; Moro propende chiaramente per la matrice nera e per la
strategia della tensione |
|
Loggia
P2 |
Nessuna
trattazione nominativa esplicita nel testo |
|
Gladio |
Nessuna
trattazione nominativa esplicita nel testo |
|
Francesco
Cossiga |
Giudizio
diretto, critico ma articolato |
Con
particolare attenzione ai due temi richiesti:
●
stragi e Piazza Fontana: il
documento consente una ricostruzione precisa e forte del pensiero di Moro;
●
P2: il documento non consente
una attribuzione diretta, ma solo di rilevare una critica generale ai poteri
occulti, ai servizi deviati e agli intrecci opachi tra apparati e politica.
Conclusioni
Nel
testo allegato Aldo Moro:
●
esprime verso Andreotti un giudizio estremamente severo,
incentrato su cinismo politico, opacità e gestione spregiudicata del potere;
●
considera le stragi, e in particolare Piazza Fontana,
come parte di una strategia della tensione a matrice prevalentemente
nera, favorita da depistaggi, connivenze di apparati e possibili interferenze
esterne;
●
formula su Cossiga un giudizio critico ma non univocamente
demolitorio, riconoscendogli qualità personali ma imputandogli, nella crisi,
mancanza di autonomia e grave errore politico;
●
non tratta in modo esplicito la P2 e non nomina Gladio, sicché su questi due punti il testo non
consente di attribuirgli opinioni dirette nominative.




