Sergei Anatolyevich Mikhailov, leader del sodalizio criminale Solntsevskaya Bratva, secondo indicazioni raccolte di recente, si conferma l'esponente di vertice della mafia russa. Allo stesso tempo, destano attenzione gli ucraini, che dimostrano di essere dei deviati.
Alessandro Ceresa
Storie di mafia - La Spagna, la seconda società mafiosa d'Europa
Pagina politica - Lettera ipotetica a Mario Monti
Egr. Prof. Mario Monti,
Le scrivo un’ipotetica lettera informale, dopo aver appreso la sintesi del dibattito che l’ha vista in contrapposizione al Gen. Vannacci nell’ambito del Forum Ambrosetti di Cernobbio. Ovviamente, Lei si è espresso dall’alto della Sua grande posizione di esperto economista e di tecnico, apprezzato a livello nazionale e internazionale.
Roberto Vannacci, d’altronde, non è un parvenu. E’ stato invitato a Cernobbio per il ruolo rilevante che sta assumendo nella politica italiana. E questo non è da poco, anzi, è persino difficile, ma il percorso che ha scelto è ambizioso. Allo stesso tempo, dopo lo schifo sostanzialmente mostrato dalla politica negli ultimi 50 anni, occorre un cambiamento sostanziale.
Personalmente, apprezzo alcuni politici e ne disprezzo molti. Appresi molto, in passato, ad esempio, dalle idee e dai contatti avuti con Olivier Blanchard (già capo-economista del Fondo Monetario Internazionale e collaboratore del Premio Nobel Franco Modigliani al Massachusetts Institute of Technology – MIT) e Carlo Cottarelli (Direttore del Dipartimento Affari Fiscali del FMI e Commissario alla Spending Review in Italia). Di fronte ad una situazione economica, in Italia, che desta sgomento per i gravi problemi che affliggono, in ultimo, la popolazione stessa, ritengo che Vannacci, oltre a cavalcare il facile argomento, molto propagandistico della “tolleranza zero” nei confronti del problema sociale innescato dall’immigrazione (che porta voti persino a quel beota di Salvini), si debba concentrare sulla politica economica e su quella industriale, affrontando tutte le inefficienze del mercato e del sistema-Paese e avendo un riguardo particolare per le fasce meno abbienti, che ormai comprendono molte famiglie, poste davanti a prezzi al consumo spesso insostenibili.
Finita l’era del Gatt, in termini di geopolitica economica, con il ritorno ai dazi voluto fortemente da Trump, la politica economica nazionalista, anche per gli Stati dell’Europa Unita, può avere un’accezione difensiva. E’ mia opinione che il movimento di Vannacci stesso debba obbligatoriamente fornire un’attenzione particolare anche al Sud, in termini di sviluppo (sostenibile), lavoro, redditi, utilizzo integrale delle agevolazioni. In passato, la politica liberale vantata da Berlusconi, ad esempio, era tale solo in teoria, ma in realtà si traduceva nel perseguimento esclusivo degli sporchi interessi del magnate (gli esempi sono innumerevoli). Roberto Vannacci e Giorgia Meloni rimangono gli unici punti di riferimento per la Destra (non divago in merito alla Sinistra). Giorgetti si è rivelato mediocre, con interventi che hanno “rappezzato” le situazioni manifestatesi negli anni, senza un programma chiaro, preciso e non propagandistico. Forza Italia è l’esempio dello “schifo della politica”. Quindi: Vannacci sì, può essere destinatario di fiducia elettorale, ma con riserva (i servizi deviati, che, oltre a tutti, lo sostengono, ci stanno infastidendo e meritano risposte dure).
Con stima
06.09.2026
Alessandro Ceresa
Frammenti di Guerra – E’ morto Ratko Mladic
Il Generale Ratko Mladic, comandante delle truppe serbo-bosniache durante la Guerra in Bosnia, è morto oggi all’età di 84 anni. Mladic stava scontando una condanna all’ergastolo in carcere, a L’Aia, dopo la sentenza emessa dal Tribunale Penale Internazionale per i Crimini nell’ex-Jugoslavia ed era gravemente malato. Avevo visto lo stesso Ratko Mladic e Radovan Karadzic, in due occasioni, sfilare davanti alla Giustizia, nell’aula che stava determinando le loro sentenze, entrambe culminate con il carcere a vita per i gravi crimini commessi durante la guerra che dilaniò i Balcani dopo la fine della Guerra Fredda. Mladic, ritenuto responsabile di numerose effrazioni del diritto internazionale, aveva condotto il Genocidio di Srebrenica e l’assedio di Sarajevo. Era la persona con il maggiore grado militare, ai vertici della Vrs, sottoposto solo a Karadzic, Presidente della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina.
Raggiunsi la Serbia per la prima
volta all’inizio di giugno 2008. Quando attraversai il confine, mi trovai
subito oltrecortina. Le stesse frequenze del cellulare dipendevano da Telecom
Serbia, che a sua volta dipendeva, in termini di onde radio, dalla Russia, cioè
dall’ex-Kgb, in virtù dell’eredità derivante dall’appartenenza al blocco sovietico,
che era stata mantenuta anche dopo le ostilità che avevano diviso i vari Stati
dell’ex-Jugoslavia. Aprire il confine della Serbia era un passo importante. Trascorsi
alcuni giorni a Belgrado. Fu come scoperchiare un vaso di Pandora. La gente
parlava di Karadzic e di Mladic, entrambi ricercati. Mi divenne chiaro come i
criminali di guerra, nei cui confronti erano stati emessi dei mandati di
cattura, si stessero rifugiando in Serbia. Preparai degli accurati reportages, riguardanti anche le patologie derivanti dai residui dell'uranio impoverito degli ordigni della Nato, utilizzati per colpire obiettivi strategici a Belgrado.
Intervistai un’alta rappresentante dell’Ambasciata Serba in Italia al mio
rientro. La Serbia voleva avvicinarsi all’Unione Europea. Karadzic fu arrestato
dopo poche settimane.
Tornai e ritornai così tante
volte in Serbia negli anni seguenti, sulle tracce di Ratko Mladic. In un’occasione,
ebbi l’opportunità di incontrare anche suo figlio Darko. Ero stato a Valjevo, per
parlare con i dirigenti di un’azienda accusata di finanziare la latitanza di
Ratko tramite la Impact d.o.o., piccola impresa di informatica che aveva sede a
Belgrado, in Blagoja Parovica 117A. Raggiunsi l’immobile. L’ufficio era al
piano terra. Gli altri due piani avevano destinazione residenziale. Si presentò
un ragazzo alto, magro. Gli chiesi se potevo incontrare Darko Mladic. Disse che
non c’era. Ripartì. Appresi dopo pochi giorni dalle fotografie visibili in
internet che Darko era proprio lui. D’altra parte, avevo trovato la residenza
della famiglia Mladic a Belgrado.
In un’altra occasione, d’inverno,
decisi di svolgere un appostamento presso la stessa casa. Avevo freddo. La
temperatura era sotto zero e i marciapiedi erano colmi di neve. Scattai molte
fotografie e registrai delle riprese con la telecamera. Rimasi lì, davanti allo
stabile, per un paio d’ore, fumando qualche sigaretta. Ebbi la fortuna, quel
giorno, di incontrare anche Bosiljka Mladic, moglie di Ratko. La signora Mladic
mi passò a fianco, uscita per qualche commissione. Poco dopo, un vecchio alla
guida di una Lada Niva color verde, mi sfiorò quasi con lo specchietto. Non riuscì
a vederne il viso, ma solo i capelli bianchi della nuca.
In seguito, riuscì persino a
fotografare Bosiljka, affacciata al balcone in una giornata estiva. Altre indagini
che condussi riguardarono i diversi nascondigli che Ratko aveva utilizzato a
Belgrado, posti in immobili popolari, in quartieri periferici della città, che
imparai a conoscere bene, come il resto della Serbia, spesso attraversata in
taxi o con gli autobus di Eurolines. Frequentai spesso l’Hotel Intercontinental
di Belgrado, dove era andato in scena l’attentato ad Arkan.
A Novi Sad, individuai l’abitazione di Goran Hadzic, ricercato allo stesso modo dalla giustizia internazionale, catturato, condannato a L’Aia e morto in detenzione.
Ebbi persino un diverbio
con i familiari di Hadzic, in cui intervennero il loro avvocato e la polizia. C’erano
delle taglie consistenti sulle teste di Mladic e Hadzic. Quest’ultimo era il Presidente
della Repubblica Serba di Krajina. In tribunale, all’Icty, si era mostrato particolarmente
polemico. Vukovar, in Croazia, era un ammasso di case distrutte dalla guerra.
Mi trovai sempre bene in Serbia. Siccome
sono di etnia bianca, la gente mi ha sempre accolto bene. La Serbia è uno Stato
di polizia: non c’è delinquenza particolare. I serbi sono probabilmente frutto
di una selezione della razza condotta nei secoli: alti, atletici, con i
lineamenti tipicamente europei, il che fa comprendere la loro intenzione di
entrare nell’Ue. Il nazionalismo, d’altra parte, è molto sentito. Mladic era
considerato un eroe nazionale. Le manifestazioni dei nazionalisti sono
frequenti. Filmai anche l’Ambasciata degli Stati Uniti, dove i nazionalisti
stessi avevano ucciso un americano durante alcuni scontri.
Ratko Mladic fu arrestato nel
2011 a Lazarevo e condotto in prigione a Belgrado, prima dell’estradizione in
Olanda. In Bosnia, altro Stato che conosco perfettamente, raggiunsi anche Han
Pijesak, quartier generale di Mladic durante il conflitto, obiettivo dei
missili della Nato nell’ambito dell’intervento occidentale, segnalato per la
presenza di uranio impoverito. La morte di Ratko Mladic rimanda alla memoria di
molti.
27.08.2026
Alessandro Ceresa
Storie di mafia - Palermo
Palermo, luglio 2026 – Ancora una volta a Palermo… Ormai sto imparando a conoscere la città. Mi sono note molte strade. Sono accolto bene dalla società. I siciliani hanno un’educazione e un pensiero raffinati, per cui si presentano spesso in posizioni di vertice, in Italia. Passo a fianco del carcere dell’Ucciardone, spesso. E’ top comfort. Ceno volentieri in Via Maqueda, diventata un atelier cittadino. Vado in spiaggia a Mombello, diventata un’area bellissima, curata.
La povertà, a Palermo, si vede, talvolta. Gente che non arriva a fine mese, gente senza lavoro, uomini con le facce stanche, tirate, abbruttite da una vita più dura… Non manca mai la gentilezza, però, nei loro modi di fare. Duri, ma gentili. A Pagliarelli ho capito che l’eroina qui è ancora un problema. Altri problemi seri riguardano la sanità, che dovrebbe essere gestita da enti pubblici che hanno fatto qualcosa di buono, ma non sono stati in grado di risolvere tutto.
La mafia c’è, lo sappiamo: qui, come al Nord, la società è
sostanzialmente mafiosa. Non c’è nulla di nuovo. Solo che la mafia del Nord non è
categorizzata, altrimenti dovrebbero finire in galera tutti questi papponi che
si sono arricchiti con metodi mafiosi. Penso alla 'ndrina di Pavia: i nomi dei vertici sono noti (Cattaneo, Ciocca, Neri, Scotti). E’ vero che i siciliani, appartenenti a
Cosa Nostra, finanziarono Berlusconi in vari modi, ma adesso si lamentano
diffusamente del fatto che, di fronte a tanti utili del gruppo Fininvest, la
restituzione degli investimenti è scarsa. Berlusconi diventò il capomafia più
influente d’Italia.
Mi ricordo quando, tanti anni fa, sono stato aggredito su un autobus dopo essere stato alla Favarella, dove si tenevano le riunioni della storica Cupola. Due uomini, vestiti con delle giacche da motociclisti, mi hanno intercettato sull’autobus: uno mi ha riempito di pugni, mentre l’altro mi teneva, dicendomi <<esci la cassettina>>. Volevano il DV con le riprese. Avevo filmato le proprietà dei boss. Ovviamente, c'era una sentinella che ha attivato i due soldati...
Li ho fregati, chiaramente. Ho tenuto la scheda con le fotografie. Con il DV in mano, sono scesi. L’autista non ha fatto nessun cenno. Quando sono arrivato alla stazione, c’era un poliziotto, probabilmente con una delle divise false che si vendono poco più in là. Però, avevo ancora le fotografie. Il mondo è dei furbi, non dei coglioni.
Ci sono 45 gradi, adesso, anche di notte. Faccio un salto da Ganci, al porto. Compro qualcosa da bere. Però è bellissimo vivere in Italia, conoscere la gente, i luoghi, le culture. L’Italia è un Paese unico. C’è tanta gente pulita. La feccia è relegata nei ghetti.
24.08.2026
Alessandro Ceresa
L'ARCHITETTURA ESTETICA: PRINCIPIO PER LA RINASCITA
"La bellezza non è un lusso, ma una necessità dello spirito umano. Un edificio che ignora l'estetica è un'offesa al paesaggio e alla dignità di chi lo abita."
Il
Tramonto della Bellezza e l'Era degli Orrori
Il
ventesimo e il ventunesimo secolo hanno assistito a una progressiva e
allarmante scissione tra l'arte dell'edificare e il concetto di bellezza. Sotto
l'egida di un funzionalismo estremo e, ancor peggio, della speculazione
edilizia, le nostre città hanno subìto traumi profondi. Intere aree urbane, un
tempo caratterizzate da un'armonia organica, sono state sventrate o soffocate
da "orrori": blocchi di cemento senz'anima, periferie alienanti, e
cattedrali del consumismo prive di qualsiasi identità culturale.
Questa
deriva ha trasformato l'architettura da arte al servizio della collettività a
mero strumento di massimizzazione del profitto e di stoccaggio umano. L'errore
fondamentale è stato credere che l'utilità potesse prescindere dall'armonia.
Abbiamo costruito macchine per abitare, dimenticando che l'essere umano non è
un ingranaggio, ma un'entità complessa che si nutre di simboli, proporzioni e
luce. L'Architettura Estetica nasce oggi come risposta imperativa a
questa crisi: non un nostalgico ritorno al passato, ma un nuovo principio guida
che ricolloca la bellezza al centro dell'atto costruttivo, riconoscendola come
funzione primaria e non come surplus decorativo.
Oltre
il Funzionalismo: Il Costo Psicologico del Brutto
Per
comprendere effettivamente l’indispensabilità dell'Architettura Estetica,
dobbiamo prima analizzare i danni causati dal suo opposto. La
neuroarchitettura, una disciplina emergente che studia l'impatto dell'ambiente
costruito sul cervello umano, ha ampiamente dimostrato ciò che l'intuizione
suggeriva da secoli: gli spazi brutti, oppressivi e disarmonici generano
stress, alienazione e persino aggressività.
I
casermoni grigi, le facciate cieche e i quartieri dormitorio privi di centri
aggregativi estetici comunicano un messaggio di abbandono. Quando lo spazio
pubblico è trascurato e architettonicamente violento, si innesca la teoria
delle "finestre rotte": il degrado fisico chiama il degrado sociale.
L'urbanistica degli scempi ha reciso il legame emotivo tra il cittadino e il
suo habitat. L'Architettura Estetica si pone l'obiettivo di sanare questa
frattura, partendo dall'assunto che la forma è sostanza. Un edificio non
deve solo "funzionare" dal punto di vista termico o statico, ma deve
funzionare psicologicamente, elevando lo spirito di chi lo osserva e di chi lo
attraversa.
I
Tre Pilastri dell'Architettura Estetica
Affinché
l'Architettura Estetica non rimanga un concetto astratto, deve fondarsi su
principi compositivi e progettuali rigorosi, che si discostino radicalmente
dalle pratiche predatorie del recente passato.
1.
Il Rispetto del Genius Loci
(L'Anima del Luogo):
Nessun
edificio estetico può essere concepito come un'astronave calata dall'alto. Ogni
progetto deve dialogare intimamente con il contesto storico, geografico e
culturale in cui si inserisce. Questo non significa mimesi o falso storico, ma
reinterpretazione consapevole. I materiali, i colori e le volumetrie devono
accordarsi con il paesaggio circostante, creando una continuità visiva che
rispetti la memoria del luogo.
2.
Proporzione e Scala Umana:
L'architettura
degli scempi ha spesso peccato di hybris, imponendo scale monumentali e
disumane per intimidire o impressionare. L'Architettura Estetica recupera il
valore delle proporzioni auree (dove il rapporto $\Phi \approx 1.618$ torna a
guidare l'armonia degli spazi) e la scala umana. Gli edifici devono
abbracciare, non schiacciare. Le piazze, i portici e le strade devono essere
dimensionati per favorire il passo e lo sguardo dell'uomo, non solo il transito
dei veicoli.
3.
Materialità e Invecchiamento
Nobile:
Mentre
i materiali industriali scadenti si degradano miseramente, coprendosi di
macchie e crepe, l'Architettura Estetica sceglie materiali (pietra, legno,
cotto, ma anche cementi e metalli trattati con sapienza) che sappiano
invecchiare, acquisendo una patina che li renda più affascinanti col
tempo. La durabilità estetica è il primo passo verso la vera sostenibilità.
L'Estetica
come Bene Comune e Diritto Democratico
Una
delle critiche più frequenti mosse alla ricerca del bello è l'accusa di
elitarismo: si pensa che la bellezza sia un lusso riservato ai quartieri
ricchi. L'Architettura Estetica ribalta questo paradigma: la bellezza è un
diritto democratico fondamentale.
Riservare
l'estetica solo a ville private o musei, condannando le classi meno abbienti a
vivere nel brutto, è una forma di violenza sociale. Le periferie, più di ogni
altra zona, necessitano di interventi di agopuntura urbana basati su questo
nuovo principio. Un edificio pubblico bello, una scuola luminosa e ben
proporzionata, una piazza curata nei dettagli, comunicano ai cittadini un
messaggio potente: voi valete. L'architettura diventa così uno strumento
di equità. Creare quartieri esteticamente appaganti significa generare orgoglio
civico, senso di appartenenza e cura per il bene comune. La spesa per
l'estetica non è uno spreco economico, ma il miglior investimento per la pace
sociale e la coesione di una comunità.
Conclusione
– Verso un Rinascimento Costruttivo
L'implementazione
dell'Architettura Estetica richiede una rivoluzione culturale che coinvolga
tutti gli attori della società civile. Non possiamo più delegare la forma delle
nostre città esclusivamente a logiche di mercato o a calcoli di cubatura.
●
Agli Architetti
è richiesto un atto di umiltà e di coraggio: abbandonare il narcisismo della
"firma" e della provocazione fine a se stessa, per tornare a essere
sarti del paesaggio, capaci di cucire strappi e generare armonia.
●
Ai Legislatori e agli
Amministratori è richiesto di riformare i regolamenti edilizi. Non basta più
normare l'efficienza energetica o la stabilità antisismica; occorre istituire
"commissioni per il decoro e l'armonia" che abbiano il potere di
bocciare i progetti che deturpano il paesaggio, ponendo fine all'era
dell'edilizia predatoria.
●
Ai Cittadini
è richiesto di educare il proprio sguardo e di pretendere il bello. Dobbiamo
smettere di assuefarci al brutto e iniziare a protestare contro gli scempi con
la stessa veemenza con cui difendiamo altri diritti fondamentali.
L'Architettura
Estetica non è un'utopia irrealizzabile, ma una necessità di sopravvivenza
culturale. Le nostre città sono i libri di pietra su cui scriviamo la storia
della nostra civiltà: è tempo di smettere di scarabocchiare e ricominciare a scrivere poesia.
18.08.2026
Esperimenti di AI
di Alessandro Ceresa
Frammenti di guerra - Afghanistan, 2007, la realtà oltre il velo di Maya
Afghanistan, agosto 2007 - Pubblicai tramite un sito specializzato l'intero reportage fotografico di Kabul e delle valli limitrofe, con l'intenzione di "squarciare il velo di Maya" che non aveva mai mostrato la realtà di uno degli ultimi Stati meno sviluppati del mondo, che aveva attraversato decenni di guerre.
15.08.2026
Alessandro Ceresa
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