Aldo Moro fu ucciso a Roma il 9 maggio 1978. Rapito dalle Brigate Rosse con un’azione condotta in Via Fani il 16 marzo dello stesso anno, il leader democristiano rimase in prigionia per 55 giorni, fino al momento in cui i suoi aguzzini decisero di sopprimerlo. La “linea della fermezza”, a cui si era votata una parte della DC, volta a non intavolare trattative per la sua liberazione, aveva quindi procurato il tragico esito. Vi fu, però, un elemento che molti non conoscono nella storia del suo rapimento. Gli interrogatori a cui lo sottoposero le BR, principalmente condotti da Mario Moretti, furono trascritti durante il rapimento dallo stesso Moro, costituendo una lunga serie di “verbali”. Tutti i testi originali che Moro scrisse durante il periodo non furono mai trovati, così come le bobine, ma le loro copie furono rinvenute nel covo usato dai rapitori in Via Monte Nevoso a Milano: il giorno 1 ottobre 1978 furono rinvenute 78 pagine con le trascrizioni di lettere e di alcuni interrogatori; il giorno 9 ottobre 1990 fu scoperto il corpus intero di 420 fogli contenente 181 pagine di lettere e messaggi e 239 pagine di interrogatori del procedimento sommario: il Memoriale. Quest’ultimo reperimento si dimostrò interessante: gli scritti non furono “trovati” casualmente in un'intercapedine sotto la finestra dell’appartamento: furono “fatti ritrovare”, appositamente, dai servizi segreti.
Foto “no copyright pending”: Aldo
Moro durante la prigionia
09.05.2026
Alessandro Ceresa
Cit: Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Memoriale_Moro
Il generale Carlo Alberto dalla Chiesa il 23 febbraio 1982 viene ascoltato per la seconda volta dalla Commissione Moro e, incalzato dallo scrittore Leonardo Sciascia, esprime alcuni dubbi su possibili mancanze del materiale rinvenuto:[15][16][17]:
DALLA CHIESA: In questi giorni mi è sorto un dubbio; che lo rappresentasse e che sia ancora ritenuto oggi dai brigatisti l'uomo più capace, non ci sono dubbi; sia perché la commistione della preparazione politica e di quella militare lo ha portato ad avere un ascendente presso gli altri, e anche per quella sua disinvoltura, quel partire per l'estero, rientrare tranquillamente e che il nostro Paese consente, va bene... ma effettivamente lo ha fatto sempre senza preoccupazioni. Poi con l'aiuto di quel Francescutti, che lui andava sempre a consultare nel Veneto, e con il Mulinaris che sta a Hyperion, insieme a tutti gli altri che io citai l'altra volta, a Parigi; e mi dispiace per l'onorevole Milani che quella volta ebbe un'uscita, perché forse non conosceva il problema molto a fondo, quando disse, mentre io suggerivo che c'è del lusso presso questo istituto, che il lusso c'è anche nella Fiat; ma il lusso che c'è là dentro non viene, io risposi, né dai sequestri di persona, né dalle rapine. [...] Mi chiedo oggi - perché sono ormai fuori dalla mischia da un po' di tempo e faccio in qualche modo l'osservatore che ha alle spalle un po' di esperienza - dove sono le borse, dove è la prima copia (perché noi abbiamo trovato la battitura soltanto), l'unica copia che è stata trovata nei documenti Moro non è in prima battuta! Questo è il mio dubbio. Tra decine di covi non c'è stata una traccia di qualcosa che possa aver ripetuto le battiture di quella famosa raccolta di documenti che si riferivano all'interrogatorio. Non c'è stato nulla che potesse condurre alle borse, non c'è stato un brigatista pentito o dissociato che abbia nominato una cosa di quel tipo, né lamentato la sparizione di qualcosa, com'è accaduto al processo di Torino che, per un solo documento, stava per succedere l'ira di Dio (contestato dai brigatisti perché non c'era questo documento che invece prima c'era). Semmai un documento importante o cose importanti come queste, fossero state trovate e sottratte penso che un qualsiasi brigatista lo avrebbe raccontato.
SCIASCIA: Lei pensa che siano in qualche covo?
DALLA CHIESA: Io penso che ci sia qualcosa o qualcuno che possa aver recepito effettivamente quello che manca.
SCIASCIA: Sono contento che le sia venuto questo dubbio.
DALLA CHIESA: Dobbiamo pensare anche ai viaggi all'estero che faceva questa gente. Moretti andava e veniva.
SCIASCIA: Una domanda che attiene alla sua professionalità: lei si è posto il problema del perché Metropoli abbia pubblicato quel fumetto?
DALLA CHIESA: Me lo sono posto per un contrasto interno, indubbiamente sorto, tra coloro che avevano in qualche modo voluto gestire – e non erano riusciti a gestire – il problema. Secondo me c’è stato un tentativo, come stava facendo Senzani adesso, di voler gestire il fatto del generale Dozier. Anche in quel caso ci dev’essere stato qualcuno, che non le so indicare, che avesse avuto l’intenzione di gestire il…
SCIASCIA: L’intenzione ricattatoria.
DALLA CHIESA: Esatto, esatto. Dire cioè: “Io so, state attenti.”»
