Pakistan, agosto 2007 - Il mio itinerario prosegue verso
Peshawar, la mitica città di confine, capoluogo della Nwfp. La strada adesso è
lineare e agevole, affiancata dal verde della vegetazione rigogliosa. Ai bordi
della via, si intravedono gruppi di casupole, che costellano tutta l’area, a macchia
di leopardo. Si sarebbe appreso in seguito che Osama bin Laden si rifugiava
proprio in questa zona.
A un tratto, vedo sulla destra un sito militare. È l’Accademia dell’Aeronautica Militare del Pakistan. Giungiamo a Peshawar dopo pochi minuti. L’abitato si presenta subito per essere pulito e ordinato. Il mio tassista lo percorre per intero. Guardo in alto. Il cielo plumbeo è pieno di rapaci, aquile e falchi, che a migliaia volano sopra la città. Vedo le alture del Khyber Pass, che separa il Pakistan dall’Afghanistan. Tra due giorni sarò a Kabul.
Mi diviene chiaro che tutta la regione è molto controllata
militarmente. Mi aspettavo qualcosa di diverso, siccome Peshawar rappresentava
un avamposto della guerra di resistenza dei mujahiddin contro l’invasione
sovietica in Afghanistan. Probabilmente, è proprio questo il motivo della
notevole militarizzazione. Il forte di Bala Hisar domina il centro e ospita il
quartier generale dei Corpi di Frontiera. Una jeep militare ci sorpassa. Cerco di
fotografarla.
Poi l’autista conclude il giro e riprende il percorso verso Islamabad. Inizia a scendere la notte. Viaggiamo attraversando paesi che presentano abitazioni improvvisate ai bordi della strada. Una continua folla di islamici, vestiti con le classiche tuniche, si affaccia ai lati del tragitto. Giungiamo in hotel e trascorro il resto della serata tra la camera e la hall, apprezzando sempre le belle ragazze e signore pakistane che affollano i party in corso.
25.04.2026
Alessandro Ceresa






