Un recente studio sta esaminando la politica monetaria della Banca Centrale Europea. Se, infatti, la manovra degli Stati Uniti in materia di innalzamento, o imposizione, di dazi alle importazioni è perfettamente comprensibile, alcuni dubbi permangono in merito alle decisioni della Bce.
I dazi voluti da Trump hanno l'effetto, già percepibile nel breve periodo, di stimolare la domanda di beni nazionali, e quindi la produzione interna, a scapito delle importazioni, facendo peraltro affluire risorse al settore pubblico, che possono essere reinvestite o spese, anche per la Difesa, a beneficio dei parametri del Pil e della bilancia dei pagamenti statunitense, storicamente molto afflitta dal deficit commerciale. La decisione di Washington pone fine, per il momento, alle teorie liberaliste in materia di commercio internazionale.
La Bce, da questa parte dell'Atlantico, nacque con l'obiettivo primario di contenere il tasso di inflazione come condizione indispensabile per la moneta unica e non ha mai perseguito politiche monetarie particolarmente espansive, nonostante il quantitative easing introdotto da Draghi e proseguito da Lagarde abbia immesso miliardi nel sistema finanziario. Sfortunatamente, questa manovra espansiva si trasmise fondamentalmente e propriamente ai mercati finanziari, a beneficio dei grandi capitali e non dei consumatori.
La grave crisi che affligge in questo momento le famiglie e i consumi, con riduzione dei prodotti interni dei diversi Paesi europei e della ricchezza pro-capite, è evidente e sensibile per chiunque. Il mercato unico ebbe l'effetto di innalzare i redditi degli Stati meno ricchi, che beneficiarono dell'adesione ad uno spazio economico comune, ma crescenti importazioni dalle nazioni emergenti ne ridussero il beneficio e limitarono, e limitano tuttora, le crescite dei prodotti interni lordi. Allo stesso tempo, la crisi attuale è resa quasi insopportabile dall'aumento del costo delle fonti energetiche, particolarmente sentito in Italia, Paese importatore di energia e di idrocarburi.
Il Grande Gioco delle nazioni e la geopolitica economica pongono molta attenzione all'energia. Ne è prova la transizione green verso le fonti rinnovabili, così fortemente voluta dall'Unione Europea, ma, nel momento in cui la moneta unica si è definitivamente stabilizzata e affermata, è forse opportuno ripensare alla politica monetaria della Bce, siccome le politiche fiscali nazionali, da sole, non sono più sufficienti. In questo contesto, si colloca il ritorno al nucleare. Y=C+I+G+-NX.
28.05.2026
Alessandro Ceresa