Frammenti di guerra – Islamabad

Pakistan, Agosto 2007 – Islamabad è una città con un’urbanizzazione diffusa. Non ci sono palazzi e grattacieli. Le abitazioni si estendono in un’ampia area. Soggiorno al Best Western Hotel, posto in periferia. La camere sono comode, ben tenute. Un ratto girovaga al piano terra. Tiene pulito l’ambiente dagli insetti. Per entrare nel parcheggio dell’hotel c’è un checkpoint con guardie armate, che fermano tutte le auto, controllando con un metal detector che non abbiano ordigni posti sotto il motore. L’aeroporto di Islamabad è uno scalo non troppo moderno, ma da qui partono gli aerei per il mio vero obiettivo, Kabul: finalmente ho trovato il modo di entrare in Afghanistan, dove imperversa tuttora la guerra.

Trascorro alcuni giorni a Islamabad, in attesa del volo. Durante un pomeriggio, raggiungo la Moschea di Faisal, uno dei luoghi sacri dell’Islam. Rimango a guardare la grande architettura della moschea. Filmo e fotografo la struttura. Regna un silenzio rispettoso e osservante della tradizione religiosa. L’area verde circostante dona una sensazione di tranquillità. 



Al termine, fermo un taxi e gli chiedo di condurmi alla Moschea Rossa, dove negli scorsi giorni un attentato ha causato morti e feriti, dovuti all’occupazione del sito da parte degli integralisti islamici. I giovani studenti contestavano il Presidente Musharraf. Adesso, la moschea è presidiata dalle forze armate. Soldati e poliziotti sostano dietro filo spinato e barriere di cemento, a fianco dei blindati. Fotografo tutto.







Riesco  anche a riprendere il palazzo del Governo. Passo la sera in hotel. A Islamabad, non ci sono locali notturni. Quindi, le persone si ritrovano negli alberghi, per cenare, festeggiare e divertirsi. Osservo le donne pakistane che passano nella hall. Sono belle, con vestiti di seta, avvolte in ampi scialli. Sono molto curate: sandali dorati, manicure, pedicure, make-up ben fatto. Ne fotografo qualcuna. Incrociamo gli sguardi. Enchanté.  


06.02.2026

Alessandro Ceresa