Riconosco subito il tassista che
da un paio di anni mi conduce a Natanz. Si presenta nella hall dell’albergo la
mattina presto. Partiamo dopo il check-out. La strada tra Esfahan e Arak è
agevole, ampia, dritta. Attraversa zone disabitate, in mezzo alle quali, a
tratti, si vedono ancora vecchie attrezzature di aziende che cercano di
produrre quello che possono in un ambiente inospitale. Dico ogni tanto
all’autista di fermarsi, per poter fumare qualche sigaretta. Giungiamo ad Arak
nel primo pomeriggio.
Resto subito impressionato dal
carattere industriale della città. Gli impianti produttivi sono antiquati, ma
si nota una dinamicità tipica di un tessuto economico in funzione. Ci dirigiamo
verso il centro. A un tratto, il tassista si ferma, ai margini di una rotonda.
Lo avevo informato del fatto che mi interessava raggiungere il sito nucleare
posto nella zona. Il mio accompagnatore chiede quindi delle informazioni ad un
altro uomo, fermo ai lati della macchina. Fa freddo, ma alcuni raggi di sole si
dimostrano piacevoli. Fumo ancora una sigaretta. Ho la percezione che nell’area
vi sia un impianto atomico. Ne ho appreso l’esistenza facendo delle ricerche
online, ma la persona che interpelliamo non rilascia alcuna informazione in
merito. C’è, chiaramente, un velo di segretezza che ne cela l’esistenza.
Guardo verso i monti che si ergono oltre la periferia. La mia percezione si rinforza. Avrei appreso in Italia, dall’esame delle immagini satellitari, che anche Arak aveva una propria centrale elettrica, comprendente quattro torri di raffreddamento e quindi in grado di costituire un sito sospetto per la possibilità che potesse implicare tecnologia atomica. Allo stesso modo, ricerche più approfondite mi avrebbero fatto scoprire che nelle vicinanze era attivo anche un sito per il trattamento del plutonio, convincendomi che l’Iran aveva completato tutta la catena per la produzione di bombe atomiche, senza peraltro dichiarare la proliferazione all’Aiea: miniere di estrazione dell’uranio, produzione di esafluoruro di uranio, arricchimento e ottenimento degli isotopi U235 e U238, gestione degli scarti di plutonio derivanti dalle fissioni. Ripartiamo.
05.03.2026
Alessandro Ceresa
