<<Avresti sparato a Srebrenica?>> Direi di sì. Avrei risposto all'ordine. Ho passato tanti giorni, in Bosnia, ad individuare le tracce della guerra, nelle città in cui visse Ratko Mladic: Sarajevo, Hadzici, Han Pijesak e Srebrenica, dove il genocidio degli abitanti comportò 8.372 morti. Srebrenica costituisce un centro urbano limitato, affiancato da altri agglomerati in una conca naturale accerchiata da monti. Durante la guerra, l’enclave alloggiò 50.000-60.000 persone, poste sotto la protezione delle truppe delle Nazioni Unite. Nella zona di Podrinje, morirono almeno 24.000 residenti tra il 1992 e il 1995. All’inizio dello stesso 1992, i soldati della Repubblica Srpska (Vrs) invasero Srebrenica. La città fu riconquistata velocemente dai guerriglieri delle forze islamiche di Naser Oric, ma restò un’area vulnerabile, sostanzialmente assediata, nonostante la connessione con le milizie bosniache di base a Zepa. Nel 1993, offensive e controffensive causarono molteplici vittime. I militari di Izetbegovic e Oric agirono cruentamente nei confronti dei serbi, ammazzando individui, donne e famiglie, spaccando crani, decapitando e bruciando cadaveri,... La Vrs eseguì stermini e massacri. Le forze islamiche erano divise in gruppi: The Mosque Doves, El Mujahedeen Unit,… L’Onu schierò 600 soldati, provvisti di armi leggere, per tutelare le enclavi di Goradze, Potocari e Srebrenica, congiuntamente alle truppe di Oric e al 28° contingente dell’esercito bosniaco, che non risultò inattivo. L’Unità Drina dell’esercito della Repubblica Srpska disponeva solo di 1.000, 2.000 militari, attrezzati con carroarmati, artiglieria, mortai, blindati. La tregua firmata tra Mladic e Halilovic nel 1993 avrebbe dovuto comportare il disarmo delle rispettive forze, ma non fu concretizzata. I bosniaci continuarono i raids e utilizzarono elicotteri nella no-fly zone, colpendo la Vrs fino ad Han Pijesak. I militari delle due fazioni non smantellarono le proprie armi. Nei primi mesi del 1995, l’assedio di Srebrenica fu perfezionato, secondo gli ordini forniti da Karadzic. Le connessioni con Zepa furono bloccate. Le condizioni di vita degli abitanti, affamati e demoralizzati, peggiorarono. Il 31 maggio 1995, i soldati della Repubblica Srpska catturarono un posto di osservazione. In risposta all’aggressione, i bosniaci colpirono Visnjica il 26 giugno, bruciando delle case e uccidendone gli abitanti. Il 2 luglio, l’Unità Drina ebbe l’ordine di prepararsi all’attacco. L’offensiva iniziò il giorno 6. Alla fine della guerra, i soldati dell’esercito della Repubblica Srpska erano stanchi. Giunsero a Srebrenica e agirono secondo gli ordini ricevuti, ripulendo la città dai nemici, effettivi o potenziali. Il perimetro dell’enclave crollò sotto il loro attacco. I checkpoints dell’Onu caddero nelle mani della Vrs. A Srebrenica, si sente dire che morirono numerosi caschi blu. Entro la sera del 9 luglio 1995, i serbo-bosniaci avevano quasi raggiunto il centro. L’aviazione della Nato colpì le postazioni dell’artiglieria pesante, che stava bersagliando l’abitato, ma i jets furono costretti a rinunciare all’operazione, siccome vi erano degli olandesi in ostaggio. Era probabile, inoltre, una ritorsione nei confronti delle persone assiepate a Potocari, un centro urbano posto nei pressi dell’enclave, formato da pochi fabbricati, costruiti tra i boschi, in una conca, ai margini di un fiume. Il Presidente Izetbegovic non potè aiutare le autorità dell’area, siccome sarebbe stata indispensabile la presenza di tutto l’esercito bosniaco, vista l’inadeguatezza delle forze schierate. Le azioni militari nella zona di Sarajevo assunsero un’importanza maggiore. L’Unità Drina finì di conquistare Srebrenica il giorno 11. Nel pomeriggio, Mladic e altri ufficiali percorsero le vie della città. Potocari ospitò i 25.000 esuli. Mladic domandò se volevano sopravvivere, restare o sparire, dicendosi disponibile a fornire i veicoli. I soldati incendiarono le abitazioni. Iniziarono gli omicidi. In due giorni, donne, bambini e anziani furono deportati a Kladanj. Per individuare l’esistenza di criminali di guerra, gli adulti maschi e i giovani in età militare furono separati dal resto della moltitudine e furono condotti in posti di prigionia a Bratunac. Si sentirono i primi spari delle esecuzioni. In precedenza, il 28° contingente dell’esercito bosniaco aveva radunato a Jaglici e Susnjari un gruppo di 10.000 o 15.000 persone, costituito da donne, bambini, anziani e soldati, anche disarmati, che cominciarono a spostarsi verso Tuzla. La colonna fu spezzata in due dall’artiglieria tra Konjevic Polje e Nova Kasaba. La Vrs arrestò 6.000 persone. Altri componenti della folla furono uccisi. Soffrendo le imboscate e le perdite, la testa dello schieramento proseguì, in mezzo agli scontri armati, sparando, raggiungendo il fronte e la zona presidiata dalle forze bosniache, spezzando la linea dell’esercito della Repubblica Srpska il 16 luglio. I prigionieri furono riportati a Bratunac, come gli uomini selezionati a Potocari. Gli omicidi continuarono, di notte e di giorno. I serbo-bosniaci condussero i carcerati in posti isolati e iniziarono le esecuzioni di massa, condotte dall’Unità Drina e da altre formazioni, con guerriglieri provenienti da Srebrenica, Bratunac, Bajina Basta, Visegrad, Loznica, Zvornik. Secondo una testimonianza, i cetnici scelsero i prigionieri e li costrinsero a preparare delle buche. Ne ammazzarono centinaia al giorno: li misero in linea e spararono. Chi non morì subito, fu finito individualmente. I bulldozer chiusero le fosse e seppellirono dei feriti rimasti vivi. Altre persone si suicidarono o uccisero i propri compagni. Le esecuzioni furono svolte anche nei fabbricati usati per la prigionia. I soldati utilizzarono mitragliatori ed esplosivi. Vi potrebbero essere state forme di cannibalismo. Lo spostamento di tanti morti, dalle sepolture iniziali ai siti secondari, complicò la stima del numero delle perdite non dovute a scontri armati, vista la cifra dei desaparecidos. Le tombe e i posti degli stermini furono individuati tra gli abitati di Branjevo, Lipje, Nova Kasaba, Hodzici, Cerska, Jadar, Tišca, Kozluk, Konjevic Polje, Glogova, Ravnice... Alcuni resti potrebbero essere stati gettati nel lago di Zvornik, uno specchio d’acqua nei pressi dell’enclave, che divide Serbia e Repubblica Srpska. Mladic vide alcune esecuzioni. Fu lui, probabilmente, a dare l'ordine di sparare. Sono altrimenti sicuro che Darko e Ratko Mladic rientrarono a Srebrenica e a Han Pijesak, non molti anni fa. Srebrenica oggi è una città traumatizzata dalla memoria dello sterminio. Gli abitanti costituiscono tuttora delle formazioni di guerriglieri disposte a vendicarsi e sostengono di volere l’arresto di Mladic, vivo o morto.Film: Il memoriale di Potocari e Srebrenica
24/06/2009