La guerra dei narcos

La guerra che implica milizie governative e narcos messicani ha procurato sinora oltre 60.000 morti. I contrasti aperti iniziarono nel 2006, vista l’iniziativa del Presidente Calderón, volta all’utilizzo di truppe per la repressione dei fenomeni dovuti al narcotraffico. Negli anni seguenti, l’escalation della contesa produsse decine di migliaia di vittime, nell’ambito delle lotte insite nel business delle sostanze illecite, che raggiunge tuttora un valore pari a oltre 40 miliardi di dollari. I dissidi tra i vari cartelli che si occupano della produzione e della vendita di allucinogeni invischiano centinaia di migliaia di adepti, riconducibili ai diversi gruppi, oltre a milioni di individui connessi alle stesse bande. Le esecuzioni e le stragi sono abituali. Negli ultimi mesi, sono stati registrati numerosi incidenti tra il cartello di Sinaloa e il sodalizio dei Los Zetas. Il Governo messicano ha disposto l’invio di una task force di 10.000 soldati, per mitigare i problemi delle regioni più esposte alla guerra, che giunge ad interessare apparati statali e politici. Gli arresti di esponenti di rilievo hanno indebolito varie gangs e le loro alleanze. I principali cartelli sono Sinaloa, Los Zetas, Beltrán Leyva, La Familia, Gulf, Knights Templar, Tijuana e Juarez. La loro appartenenza al sistema della mafia internazionale è ovvia. Inizialmente utilizzato per individuare la delinquenza italiana negli States, il termine mafia è oggi adoperato da tutte le gangs del Nord, Centro e Sud America. Ogni esponente di sodalizi criminali impiega il sostantivo <<mafia>> per sottolineare la propria adesione all’organizzazione, a livello nazionale, o internazionale, vista la diffusione della stessa in tutto il mondo e le connessioni stabilite tra i vari gruppi agenti. Guzman Loera è il leader del cartello di Sinaloa e detiene lo status di capomafia. La domanda di narcotici è assorbita dagli Stati Uniti, dall’Europa e dagli altri continenti. L’immigrazione nei pressi del confine messicano è diventata un dilemma per gli statunitensi. Los Angeles è un centro urbano grande, straordinario, affacciato sul Pacifico, culla dello sviluppo statunitense, che offre ai visitatori un ambiente produttivo e positivo, rovinato dalla presenza delle gangs. Downtown, la periferia sconfinata e le zone che alloggiano altri siti noti si estendono tra il litorale marino e i rilievi californiani. Alti grattacieli si contrappongono ad immobili bassi. Strade enormi connettono i diversi sobborghi. Los Angeles. Una parte della leggenda statunitense nasce da questo abitato, grazie, soprattutto, all’industria cinematografica, che produsse internazionalmente reazioni differenti: fu vista con piacere dall’Occidente, fu odiata dagli arabi, disapprovata dal blocco sovietico e dalla Cina, contemplata dalle altre nazioni. Le spiagge della California sono affacciate alla distesa sconfinata del Pacifico, che mostra un’ombra misteriosa, dovuta alla propria grandezza e alle specie ittiche. Le auto della polizia sfrecciano nel buio. Los Angeles è minacciata dal declino dovuto all’esistenza di mafia, bande e sodalizi delinquenziali. L’offerta di narcotici provenienti dai gruppi messicani satura il centro urbano, che costituisce, d’altronde, la maggiore domanda dell’intera zona. Ciudad Juarez è l’abitato messicano più esposto alla guerra dei narcos. Assassini, morti e stragi riempiono le strade della città. La ratio mafiosa definisce i comportamenti degli esponenti delle bande. L’esercito statunitense è destinato a speciali operazioni di confine. I messicani restano i venditori primari di sostanze illecite negli Stati Uniti.

31/12/2012